IL CONSUMO DI SALUMI IN ITALIA NEGLI ULTIMI DUE ANNI

Le carni lavorate tra cui tutta la categoria riguardante salumi ed insaccati, sono state da sempre un prodotto di eccellenza dell'industria agroalimentare italiana e del Made in Italy nel mondo.
I salumi in Italia sono fonte di tradizioni secolari, segreti gastronomici tramandati da padre in figlio arrivando sulle nostre tavole avvolti da profumi, sapori e persistenze sensoriali che ci raccontano una tradizione italiana fatta di passione, attese e sudore di cura e ricerca della qualità.
Il consumo di carni lavorate in  Italia, a partire dagli anni 60, ha avuto una crescita significativa: col boom economico di quegli anni, infatti, la domanda di carne e di carni lavorate è andata via via in aumento, fenomeno dovuto ad una maggiore disponibilità economica famigliare e un più diffuso benessere generale, preferendo maggiormente carne di origine  bovina fresca, ma con un buon grado di consumo di carni lavorate e salumi.
Negli ultimi anni il trend sul consumo di salumi in Italia sembra essere ulteriormente cambiato.
Dal 2015, infatti, l’inversione di tendenza dei consumi di carne  e carne lavorata sembra essere in crescendo.
Flessione dei consumi aggravata, ulteriormente dalle dichiarazioni dell’OMS sulla sospetta cancerogenicità delle carni lavorate.
Coldiretti afferma che l’allarmismo ha avuto risvolti negativi sulla popolazione tanto da far crollare gli acquisti di salumi delle famiglie dell 1% rispetto al 2014.
Il trend negativo sul consumo di carni lavorate continua ad aumentare fortemente, infatti, nel primo semestre del 2016, i salumi riportano una contrazione complessiva del 5,6% a fronte di una diminuzione dell’1% circa riportata nel 2015.
Il dato peggiore è relativo al mercato dei wurstel, con vendite scese, in valore, del 19%, seguiti dalle vendite in negativo di prosciutti crudi (-4,4%) e cotti (-3,8%).
Di seguito  si riportano i consumi di salumi relativi al primo semestre 2016 suddivisi per singoli prodotti:






Tendenze negative dovute, oltre che ad un allarmismo ma ancora diffuso, anche al progressivo diffondersi di scelte alimentari etico-salutistiche, come l’adesione a diete vegetariane e vegane.
Secondo un sondaggio elaborato da Eurispes per Coldiretti  il 7,1% degli italiani si dichiara vegetariano, mentre la percentuale di vegani è cresciuta nel 2016 dell’1% per un totale complessivo del 8% circa del mercato ad aver abbandonato il consumo di salumi.
In quest’ottica è interessante comprendere come le aziende del settore stiano reagendo.
Un esempio calzante può essere quello riportato dall’Azienda  Fratelli Beretta Spa la quale, nel suo stabilimento Wüber, sito a Medolago provincia di Bergamo, ha da poco implementato alcune linee di produzione per prodotti completamente vegetariani come le linee burger completamente veg. tra cui il Burger Gusto Classico 150g 100% vegetariano, i burger vegetariani con il 30% di peperoni, ed i burger soia e spinaci, prodotti che, considerando il progressivo discostarsi del mercato dai salumi classici, potrebbero avere ampi orizzonti di mercato in un futuro non molto lontano.




  


Commenti

  1. Grazie Lorenzo del tuo interessante contributo. Quindi mi par di capire che Beretta un po' fa come i castori, che si alleano con l'acqua creando le dighe, e arrivano i veg burger, e un po' come diceva Andrea, migliorando la qualità. Corretto?

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  2. Esattamente, Beretta per cercare di soddisfare e riuscire ad acquisire maggiori fette di mercato, ha deciso di implementare nel suo comparto produttivo nuove gamme di prodotti veg.,ampliando, di fatto, la propria offerta, ma andando in controtendenza a quella che è da srmpre stata la natura del proprio core business, mantendendo al contempo buoni standard qualitativi di prodotto, al fine di soddisfare le richieste di un pubblico sempre più attento ed esigente da un punto di vista "etico" o/e di natura prettamente nutrizionale/fisiologica.

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