Alte pressioni idrostatiche. Verso i minimal processed foods.
"Mild technology", tecniche basate su un uso blando di trattamenti chimici, fisici e meccani, volte a migliorare le caratteristiche nutrizionali, igenico-sanitarie, sensoriali dei prodotti, abbassando l'impatto ambientale.
Tuttofood delinea essere questa la tendenza delle industrie alimentari quando si parla di tecnologie di conservazione e packaging.
<<Fra le nuove tecnologie troviamo l'uso di campi elettrici o magnetici, microonde, radiazioni ionizzanti, ma è il trattamento ad alte pressioni idrostatiche il più interessante per le sue possibilità applicative>> spiega Andrea Brutti, Ph.d della Stazione sperimentale per l'industria delle conserve alimentari di Parma.
L'alta pressione idrostatica è una nuova tecnologia secolare. Le prime sperimentazioni risalgono al secolo scorso, quando i ricercatori Hite e Bridgman notarono che il trattamento di alcuni alimenti a pressioni comprese fra 400 e 600 MP, su intervalli di tempo fra i 30 e 60 minuti, aumentava la loro conservabilità a causa di una parziale distruzione dei microrganismi contaminanti. Tuttavia questa tecnica trovó applicazione solo a partire dagli anni '90, poichè l'inattivazione microbica per via termica risutava più semplice e vantaggiosa.
La legge fisica su cui si basa l'alta pressione, è il principio di Pascal, secondo il quale la pressione esercitata su di un fluido, si trasmette uniformemente e istantaneamente ad ogni porzione del fluido, indipendentemente dal volume e dalla massa del prodotto da trattare (quindi anche all'alimento confezionato in esso). Oggi sono in studio differenti combinazioni di temperatura, pressione e tempo per poter gestire a pieno questa tecnologia. I prodotti che meglio si prestano a questa tecnica sono succhi, salse, carne, pesce e i sempre più in voga RTE (ready to eat).
I principali vantaggi dell'alta pressione idrostatica:
-uniformità di trattamento dovuta alla presenza di una pressione costante in tutti i punti del prodotto (principio di Pascal);
- le caratteristiche sensoriali e nutrizionali del prodotto di partenza restano pressochè invariate, grazie alla possibilità di operare "a freddo", cioè a temperatura ambiente.
- inattivazione dei microrganismi patogeni non sporigeni;
- risparmi energetici e ridotto impatto ambientale rispetto alle tecniche di stabilizzazione col calore;
- prolungamento della shelf life del prodotto senza dover aggiungere conservanti chimici;
- Riduzione dei costi per l'uso di impianti di riempimento in asettico, grazie al trattamento del prodotto all'interno del contenitore.
Questi miglioramenti produttivi hanno determinato un netto miglioramento qualitativo e funzionale dei prodotti, dando vita ad una nuova generazione di alimenti: i "minimal processed foods".
Ha i suoi limiti, se non controlli il pH non ha potere contro le spore, inoltre ha ancora dei costi di produzione elevati e produttività molto basse. Va bene per nicchie ad alto valore aggiunto.
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EliminaQuindi per quali tipi di prodotto viene utilizzato principalmente ?
EliminaInfatti non va per tutti gli alimenti. Si prestano bene i succhi, le salse, alcuni tipi di pesce e carne. Resta comunqie una tecnologia in fase di sperimentazione e miglioramento
EliminaProdotti ad alto valore aggiunto, che si possono presentare in packaging flessibile, possibilmente con pH inferiori a 4.6. Con i ricci di mare hanno fatto qualche lavoro interessante. Inoltre hanno fatto alcuni prodotti per le missioni spaziali, logicamente facendosi riconoscere il valore per via dell' applicazione, ma ritengo che ci sono tecnologie convenzionali più economiche ed altrettante efficaci.
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